L’idrosadenite suppurativa è una malattia che impatta in maniera importante sulla vita dei pazienti. Si presenta con ascessi e fistole localizzati nei glutei, sotto le ascelle, nell’inguine e anche in area genitale. Questo il tema della relazione del professore Antonio Costanzo, professore e responsabile U.O.S. Dermatologia dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico Humanitas Research Hospital di Rozzano (Mi), all’interno del IX Convegno nazionale Dies Panormitanae atque Magnae Graeciae “Complessità clinica e assistenziale”.

“Fino a pochi anni fa non avevamo nulla per curarla se non antibiotici e chirurgia ampiamente distruttiva – spiega il prof. Costanzo -. Studiando bene i meccanismi alla base di questa malattia abbiamo adesso nuove opportunità terapeutiche tra cui la possibilità di bloccare quelle molecole che mantengono l’infiammazione. Così facendo riusciamo a spegnere l’infiammazione all’interno di questi ascessi, a bloccare la produzione di pus da parte delle fistole e quindi riusciamo a far stare meglio il paziente mantenendo un controllo della malattia ed evitando la cicatrizzazione che è l’esito di molte di queste lesioni”. Il professore aggiunge che “non basta bloccare un fattore per avere il controllo completo della malattia. Con le terapie attualmente in atto possiamo controllare il 40 per cento di pazienti e quindi siamo ancora lontani dall’avere un quadro chiaro. Si sta procedendo per step utilizzando altre molecole come target, come ad esempio le molecole del complemento, le chemochine, le molecole che bloccano alcune componenti importanti dell’immunità innata. Si stanno provando più farmaci che riescano a bloccare l’uno o l’altro punto nella patogenesi della malattia. Il futuro, secondo me, sarà la possibilità di utilizzare più di questi farmaci sullo stesso paziente per avere un controllo completo”.

Intervista video al professore Costanzo