BENNI CANGEMI
N.O.E.M.A. — QUANDO IL SOGNO DIVENTA PRIGIONE
Prefazione di Benvenuto Caminiti
«I sogni muoiono all’alba», dramma teatrale del ’60 di Indro Montanelli: Budapest, cinque giovani attivisti della rivoluzione ungherese vedono svanire il loro sogno di libertà all’alba del 14 novembre del 1956.
Ma se i sogni non morissero all’alba e, anzi, si potesse interagire con essi, modificarne l’inizio e persino la fine? Se con i sogni si potesse ricostruire la memoria e farla diventare strumento di riabilitazione spirituale, etica e civile per certe patologie, oggi considerate terminali, potrebbe esserci uno spiraglio di speranza per una via di fuga che la scienza persegue da decenni senza averla ancora neanche intravista.
Benni Cangemi, alla sua prima prova come scrittore, con un entusiasmo contagioso che sarebbe più appropriato chiamare fantasia, anzi fantascienza, nel suo debutto narrativo dal titolo N.O.E.M.A. (acronimo: Neural Oniric Embedded Modulation Architecture) — Quando il sogno diventa prigione, azzarda un’ardita proposta scientifica, immaginando una macchina tecnologica capace di penetrare nel cervello dell’uomo, captarne i misteri durante la fase REM del sogno, rielaborarli con una strumentistica d’avanguardia scientifica e modularli per finalità terapeutiche fino a oggi praticamente irraggiungibili.
«Una macchina capace di elaborare un software che riconosce le diverse fasi del sonno: veglia, sonno leggero, sonno profondo. Qui il sistema attiva la neurostimolazione intracranica a corrente alternata e frequenze specifiche con le onde elettriche THETA, cioè quelle associate all’elaborazione emotiva e al consolidamento della memoria.»
Così descrive la «macchina» l’Autore.
E aggiunge: «N.O.E.M.A. dovrebbe aiutare il cervello a completare il lavoro che non riesce a fare da solo.»
E ancora: «N.O.E.M.A. lavora durante il sonno REM — la fase in cui sogniamo e il cervello elabora le emozioni e i ricordi.»
E, infine: «Quando il trauma emerge il sistema interviene per addolcire le immagini, renderle più gestibili, attivando una leggera stimolazione elettrica completamente indolore, che aiuta a modulare il contenuto: stimolazione transcranica a onde alfa calibrate, modulazione graduale verso le frequenze theta.»
La storia che racconta Cangemi è ambientata a Milano e si svolge tra il 2045 e il 2048, cioè in un futuro prossimo, quando si potrà — anche solo ottimisticamente — sperare che la ricerca scientifica, sempre più strutturata e sempre più avanzata, riuscirà a colmare il gap e trasformare quello che per Cangemi è una stimolante e accattivante ipotesi di oggi in un’entusiasmante realtà di domani.
E lo fa attraverso un racconto che si snoda lentamente nel tempo con una progressione inarrestabile: come una matassa che, una volta trovato e innescato il filo conduttore, si scioglie lentamente fino alla sua completa, definitiva, liberatoria conclusione.
Il protagonista è uno scienziato, un ricercatore instancabile che cerca di penetrare e fare luce nel mistero senza fine — e spesso senza luce — della mente umana, che ha intrecci insospettabili con quelli del cuore, così da far tornare sempre più attuale e viva la geniale intuizione di oltre un secolo fa di Blaise Pascal: «Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce.»
Enrico, il protagonista dell’avvincente racconto di Benni Cangemi, è un padre afflitto da un’assenza che gli pesa come un macigno sulla coscienza: «Il silenzio di un figlio non è un vuoto, perché il tempo non attenua l’assenza. E l’amore per un figlio non conosce distanza», scrive in premessa l’Autore.
Il figlio è una figlia, si chiama Alice, vive altrove e da due anni ha interrotto i rapporti col padre. Enrico è schiacciato dai suoi sensi di colpa: ha privilegiato da sempre il suo lavoro rispetto alla famiglia — moglie e due figli. Se Teo, seguendone le orme, non si è mai allontanato dal padre, così non è stato per Alice, specie dopo la separazione di Enrico dalla moglie.
Dal 4 novembre 2045 all’11 settembre 2047 si realizzano con successo le grandi conquiste di N.O.E.M.A., il progetto creatore del «Sistema» elaborato da Enrico e dal suo staff — Laura, neuroscienziata specializzata in elettroencefalografia e architettura del sonno, e Simone, ingegnere informatico specializzato in intelligenza artificiale — attraverso la Fase 1, la Fase 2 e le tre sessioni di N.O.E.M.A., integrata con SIGMA, il sistema elaborato da Teo, figlio di Enrico, che consiste in una stimolazione pura, un’attivazione diretta: non contenuti narrativi ma solo impulsi elettrici elaborati per creare nuove connessioni neurali. In pratica, un’evoluzione del sistema N.O.E.M.A., perché genera un potenziamento cognitivo — con trattamenti prolungati — anche del 40-50%, una percezione della realtà più lucida, più chiara, più netta.
Il grande exploit scientifico di Enrico e del suo team varca i confini nazionali e, dopo mesi di peer review, revisioni e risposte puntuali ai referee, arriva la pubblicazione su Nature Neuroscience e l’assegnazione del DOI, l’identificatore univoco che nel mondo scientifico vale più di qualsiasi premio, perché stabilisce chi ha scoperto cosa, e quando.
Eppure Enrico non riesce a goderne fino in fondo, perché Alice resta la sua spina nel cuore. Una spina che sanguina sempre di più: dopo aver ottenuto l’ambito riconoscimento internazionale del DOI, seguendo l’impulso dell’entusiasmo per il grande successo scientifico ottenuto, Enrico tenta ancora una volta un approccio con la figlia e le manda un messaggio accorato:
«Ciao Alice. Mi manchi. Sono qui. Quando vuoi.»
Il telefono mostra il messaggio consegnato. Ma non arriva nessuna risposta.
Questo, per Enrico, è il punto di non ritorno. Decide di fare il passo che medita da tempo, l’unico, forse l’ultimo tentativo per non perdere per sempre l’amore di sua figlia: cercarla, trovarla e riconquistarla nel sogno, sperimentando su se stesso il sistema N.O.E.M.A. integrato con SIGMA. Spera che gli mostri come sarebbe potuto continuare il futuro tra lui e Alice.
Avvia il sistema, ma senza programmarne la durata. Sa bene il rischio che corre, sa bene che il sogno potrebbe diventare la sua prigione, ma solo così può incontrare Alice, parlarle, riconquistarla.
E la rivede, infatti. Il sogno è chiaro e limpido, e parte dai tempi in cui Alice era ancora una bambina; si snoda lentamente fino al punto di rottura, dopo le sue tante, troppe, imperdonabili assenze.
Enrico: «Avrei dovuto esserci. Non posso tornare indietro.»
Alice: «Adesso è tardi per molte cose. Troppo tardi.»
Come ultimo, disperato tentativo di ritrovare l’amore di Alice, Enrico affonda nell’abisso del sogno, diventato un incubo mortale. Il sistema, disancorato dal tempo e dallo spazio, non si ferma e lui rischia di morire, ma viene salvato in extremis dalla compagna.
La scienza che sfida la natura, che osa oltrepassare i confini dell’universo, laddove il dolore di ognuno di noi è il dolore del mondo intero, trova una porta che, a differenza di tutte le altre, non si apre, perché l’inconscio può essere svelato dalla scienza attraverso il sogno, ma mai violato o, peggio, violentato.
Un’ultima, importante nota merita lo stile dell’Autore, mirabilmente adattato al tema estremamente tecnico e scientifico che è parte integrante — direi essenziale — del racconto: una scrittura «sincopata», dal ritmo incalzante come un rock, per meglio «suggestionare» il lettore, anche il più sprovveduto sotto il profilo scientifico, così da inchiodarlo, quasi costringerlo a leggere e rileggere, passo dopo passo, a ritmo incalzante.
E così appassionarsi alla storia, quasi parteciparvi emotivamente, perché così procede la ricerca scientifica: passo dopo passo, a ritmo incalzante.
Ma quando la storia si sposta sui sentimenti, allora il ritmo si fa più dolce, la scrittura prorompe e diventa un fiume che scorre fluido come acqua di torrente.
E chi legge, col cuore, condivide il dolore del protagonista. E lo fa suo, perché Cangemi, oltre a tenere alte tutte le antenne del cervello, sa come si tengono deste, luminose e perfettamente percorribili anche tutte le strade che cancellano i rimorsi e leniscono le ferite lasciate dai rimpianti.